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Egitto, il dono del Nilo: dal Cairo a Marsa Alam

Il mio viaggio in Egitto dal Cairo a Marsa Alam è una sequenza ininterrotta di stupore e meraviglia, di oro riflesso sui pittogrammi incisi sulla pietra e sul granito. Trentuno dinastie divise in tre regni. Tremila anni di storia di una civiltà di cui si conosce appena il trenta per cento. Una civiltà basata sulla trinità e sul culto del sole e delle stelle in cui nulla era affidato al caso. In questo tuttuno di terra e cielo si sublima il culto delle divinità in una danza silenziosa di dèi e semi-dèi dove le piramidi – le dimore dell’eternità – non sono altro che raggi solari pietrificati sulla terra.

Egitto-Giza-piramidi

Venerando un unico dio, Amon-Ra, il dio del sole che si è generato da sé stesso, l’Egitto sotto il regno di Akhenaton èdiventato culla di tutte le religioni monoteiste. Non a caso il colore dell’Egitto è l’oro, il colore del sole. Non a caso gli antichi Egizi mettevano sulla punta delle piramidi una copertura di oro massiccio per farle brillare dall’alba al tramonto.

E non a caso il filosofo Erodoto affermò: “ho visto le stelle al mattino” riferendosi alle piramidi. L’unica civiltà con una scienza dedicata, l’Egittologia, grazie a scienziati e archeologi che hanno avuto il compito di porre fine al saccheggio sistematico dei reperti. Solo una parte di quelli rinvenuti sono esposti nel Museo Egizio del Cairo. Stupisce la maestria con cui gli antichi Egizi hanno saputo venerare i loro Re in vita e nell’aldilà. La costruzione delle piramidi è uno dei momenti cruciali dell’umanità che ha generato tra gli Egizi un forte senso di comunità e appartenenza.

Egitto-Giza-La Sfinge

Un testamento lasciato in eredità alle dinastie successive e giunto fino a noi che il moderno allestimento del nuovo museo di Giza (l’inaugurazione è prevista il 1 novembre) restituirà al mondo in tutta la sua potente bellezza. Modi di dire, oggetti di uso quotidiano, parole: tanto ci arriva dagli antichi Egizi. Sapevate che anche le infradito appartengono a questa civiltà? Una civiltà che nulla ha lasciato al caso. Che non ha lasciato nemmeno uno spazio bianco su piloni, colonne e pareti. Che ha raccontato, condiviso ogni singolo aspetto della propria quotidianità in un fluire continuo di parole incise e trascritte su papiri tramandati di dinastia in dinastia attraverso regni (Antico, Medio e Nuovo) che nemmeno i popoli conquistatori nei secoli hanno cancellato.

I social network esistevano già

Egitto-Assuan-Tempio di Philae-geroglifici

Si può dire che gli antichi Egizi siano stati antesignani dei social network? Sì, senza dubbio. Hanno fatto di tutto per comunicare con il prossimo. Attraverso la scrittura lasciata su obelischi di granito rosa (in tutto gli obelischi sono 6 in a Egitto. Come a Roma, mentre sono 11 in Italia), templi e tombe. C’è persino una divinità (sono centinaia!) il cui nome ha probabilmente ispirato il termine World Wide Web. Ci sono infiniti aneddoti e curiosità che dimostrano che l’Egitto è culla di civiltà e paese abitato da una popolazione di raffinata intelligenza. Ma per capirlo bisogna entrare nei suoi “gate”, addentrarsi nei suoi anfratti, lasciare andare la fantasia e immaginare re e regine adorare divinità. Non avere fretta.

Le Piramidi: il sole che tutto decide

Egitto-Giza-La Sfinge-turiste musulmane


Quella di Cheope, la più grande, misurava 146, 60 metri di altezza, che equivale alla distanza in chilometri dalla terra al sole. Oggi misura 137 metri perché ha perso il rivestimento calcareo che ne rendeva lisce le pareti e potrebbe sembrare più piccola della piramide di Chefren. Dista pochi passi la Sfinge, con la testa del faraone e il corpo di leonessa, realizzata per dare impressione della massima forza del faraone. Basta vedere la posizione della seduta del felino per constatare che si tratta di un felino di sesso femminile.

La stessa parola “sfinge” in greco significa “misto”. La leonessa è venerata molto dagli Egizi. Si tratta della dea della guerra, e la ritroverete in tutti i templi insieme alla gatta, e non al gatto. Un errore comune è quello di considerare maschio il felino raffigurato nei templi e sui papiri. Da Mamluk acquistiamo uno scarabeo come portafortuna del viaggio e Wael ci regala alcuni magneti da attaccare al frigo.

Egitto-Giza-veduta notturna su piramidi dal ristorante

Dal greco deriva anche la parola “Egitto” che vuol dire terra nera dal fango del Nilo, ossia nilos, il grande fiume. La stessa parola “piramide” è una parola greca che significa “pronti per la sorpresa”. Ma come hanno fatto gli antichi Egizi a realizzare queste strutture così perfette? Assomiglianti a una fetta di pane se ne contano dodici in tutto l’Egitto comprese quelle di Cheope, Chefren e Micerino. Un tempo se ne contavano centodiciotto. L’unica costruzione che poteva dare segno del vigore del faraone erano le piramidi, edifici imponenti che ospitavano la seconda casa del re, con le numerose stanze e un nutrito corredo funebre.

Imbalsamazione vs mummificazione

Egitto-Il Cairo-Museo Egizio-sarcofago-mummia

Conosci la differenza? Come facevano gli antichi Egizi a conservare i corpi per tremila anni? Attraverso un processo complicato e profondo, utilizzando teli di lino e resine insieme a tecniche che non si sono tramandate. I defunti venivano sepolti con la bocca aperta per favorire il nutrimento dell’anima e i corpi si sono conservati per tremila anni. L’imbalsamazione, invece, ha una resistenza minore e richiede un nuovo intervento ogni vent’anni circa. Strano che una civiltà che ci ha lasciato la scrittura (e una divinità ad essa collegata, Ibis) la carta (il papiro), che amava comunicare, non abbia lasciato traccia scritta della tecnica di mummificazione. Perchè avrebbe taciuto su due aspetti così importanti della sua esistenza? La mummificazione, insieme alla costruzione delle piramidi, resta uno dei misteri che aleggiano su questa civiltà.

Yalla Yalla e il rapporto con il tempo

Egitto- Assuan-villaggio nubiano-cafè- coccodrillo


“A tra un secolo e mezzo” è l’espressione con cui Walid, la guida che ci accompagna nella seconda parte del viaggio, ci saluta ogni volta che ci dà appuntamento. La dice lunga sul rapporto che gli egiziani hanno con il tempo. La prendono “scialla” per dirlo alla romana, che assomiglia un po’ al loro “yalla” per dire “muoviti, andiamo!”. Gira che ti rigira tutto parte da qui. Dalla civiltà più antica, che ha ispirato espressioni nel parlato e nella gestualità che sono diventati di uso comune come “in bocca al lupo” o “aum aum” , per dire “rubare”. Espressione che deriva dall’animale mangia-mangia dalla testa di coccodrillo e la testa di leone. I simbolismi permeavano e permeano tuttoggi la quotidianità degli egiziani, con tutto il bagaglio di superstizioni che si portano dietro.

Egitto-Il Cairo- tangenziale-uomini in furgone aperto-lavoro

Conversando con i locals afferri sfumature, ti fermi a osservare usi e costumi e, nel fluire lento del tempo, percorrendo l’autostrada fluviale dell’Egitto finisci sempre la giornata con un effetto sorpresa. Arrivi davanti a una delle meraviglie del mondo antico e lasci la fantasia a briglie sciolte. Fino a quando non ti catapultano nella realtà e di quella raffinata civiltà che ha espresso una fine intelligenza non restano che geroglifici su colonne e piloni di un paese che accenna passi verso la modernità. Come Qena, città e snodo importante tra l’Alto e il Basso Egitto, che si sta dotando solo ora di un sistema di fognatura. Tuttavia, la vita nei suoi villaggi scorre lenta, anzi lentissima, tra una chiacchiera sotto gli alberi al fresco e l’attesa di un bus che non si sa quando passerà.

Dai “5 minuti” a Inshallah

Egitto-Il Cairo-tour-guide in pulmino

Se scegli l’Egitto decidi di accettare qualsiasi sfumatura del modo di vivere degli egiziani: il tono alto della voce anche se ti stanno solo chiedendo come stai. Non spaventarti nei suq: non interpretare il parlare in modo animato come una rissa, probabilmente stanno solo decidendo se mangiare falafel o kebda. Un po’ come il romano, per l’egiziano “arrivo in 5 minuti” significa “ci credo tantissimo” ma in realtà è ancora in pigiama. Come dicevamo prima, la prendono yalla.

Egitto-Qena-uomini seduti sotto un albero

Vogliamo parlare del clacson? Lo pigiano come se non ci fosse un domani, forse perché si sentono soli o reclamano attenzioni. Vuoi attraversare la strada? Sei sicuro? Rischi la vita. Non solo per l’assenza di strisce pedonali ma anche perché a loro non importa nulla che tu devi passare dall’altra parte: è un atto di coraggio, fallo con un po’ d’incoscienza. Noi lo abbiamo fatto ma scortati dai ragazzi dell’agenzia che si sono letteralmente buttati sull’asfalto permettendoci di camminare velocemente verso il traguardo. A tutte le domande c’è un’unica risposta “Inshallah”, una parola trasversale per dire “se Dio vorrà”. Lasciando la decisione a Dio onnipotente si tolgono il peso della responsabilità.

Il Cairo in 5 tappe


La maggior parte dei turisti (c’è differenza tra turista e viaggiatore, lo dico sempre) limita la visita dell’Egitto alle piramidi e alla Sfinge. Conclude il giorno di tour fuori dai villaggi al Museo Egizio del Cairo, spesso tappa frettolosa di fine escursione. Ma lì fuori, fuori dai resort e dagli alberghi che vogliono imitare il lusso occidentale (non riuscendoci: il paese non è ancora pronto a offrire servizi degni di una permanenza a 5 stelle, per fortuna) c’è Il Cairo, una città brulicante.

Egitto-Il Cairo-panorama dalla Cairo Tower

Caotica, rumorosa, che fa sentire la sua voce in ogni angolo delle strade polverose, solcate dai taxi collettivi che suonano i clacson all’impazzata senza un reale motivo, solo per richiamare l’attenzione di un viaggiatore che, dopo essersi riempito gli occhi con la magnificenza di una civiltà intramontabile stenta a comprendere la realtà attuale. Si sale sul taxi condividendo la corsa e si scende a chiamata, senza fermata, col rischio di farsi travolgere dalle auto in corsa. È il mezzo più usato dai cairoti per spostarsi in città, anche se da qualche anno Il Cairo vanta un’efficiente metropolitana con ben tre linee e una in arrivo.

Le prime due notti le abbiamo trascorse al Jasmine Hotel di Giza suggestionati dai racconti di Rita che ci prospettava viste mozzafiato al tramonto e all’alba sulle piramidi. L’hotel non è male ma ancora giovane per avvicinarsi alle camere standard di un nostro buon tre stelle. Va pure bene dormire una notte a Giza se l’indomani fai l’alzataccia per vedere le piramidi ma se non fosse così, non consiglio Giza per la notte. Fuori dagli hotel non c’è nulla. Molto meglio dormire al Cairo e godersi la vita notturna della città. Noi abbiamo dormito, con una vista spettacolare sulla città, all’Hotel President nel tranquilo quartiere di Zamalek, frequentato una ventina di anni fa soprattutto da archeologi e oggi in parte sostituito dal New President, costruito proprio accanto. Peccato averci trascorso soltanto una notte non potendo beneficiare di un altro giorno in città.

L’origine della “vittoriosa”

Egitto-Il Cairo-La Cittadella-musulmane e selfie

Con oltre ventuno milioni di abitanti, Il Cairo, “la città delle moschee“, è una cipolla che va scoperta strato per strato. L’unica capitale al mondo che ha un nome maschile, viene spesso chiamata Misr, il nome che indica l’intero Egitto. Fondata dai marocchini fatimiti sciiti nel 969 dopo Cristo fu chiamata “la vittoriosa“, come la stella che apparve in sogno a chi la conquistò. Divisa dal Nilo, con Giza sulla sponda occidentale e il quartiere chic di Zamalek, mostra i primi sforzi verso la modernità. Una nuova città – New Cairo – sta sorgendo a quaranta chilometri di distanza.

Egitto-Il Cairo-coppia-donna musulmana

Accanto alle facciate che portano i segni dell’inquinamento convivono edifici neoclassici e art noveau. Il Cairo è sopratutto un caotico groviglio di taxi collettivi, auto e motorini che sfrecciano all’impazzata, sorrisi condivisi e yalla yalla. La tangenziale che collega Giza al Cairo offre uno spaccato esaustivo della quotidianità. Cairoti diretti al lavoro a bordo dei più svariati mezzi di trasporto. Facciate fatiscenti di edifici lasciati incompleti per non suscitare l’invidia del vicino. La superstizione, insieme al richiamo alla preghiera del muezzin, scandisce la vita dei cairoti.

1. Il museo egizio

Egitto-Il Cairo-Museo Egizio-Gucci ai tempi degli egizi
il marchio Gucci esisteva già ai tempi degli Egizi? Un manufatto ricorda vagamente i colori della casa di moda

Due ore di visita non bastano per ammirare il patrimonio custodito in questo museo un po’ datato che sta per essere sostituito dal nuovo. Nel tesoro di Tutankhamon rinvenuto nella Valle dei Re spiccano le maschere di legno di cedro dorato e il sarcofago del faraone. Molto del suo corredo è stato già trasferito nel nuovo museo di Giza. Il vecchio allestimento conserva anche i vasi in cui andavano stipati gli organi (intestino, fegato e polmoni). Questi venivano posizionati accanto al sarcofago, vicino alla scarabeo, animale responsabile della nascita del sole.

Egitto-Il Cairo-Museo Egizio-infradito

La scoperta dell’ingresso alla tomba di Tutankhamon nel 1922 si deve a un bambino dodicenne, figlio di un operaio che lavorava agli scavi sotto la supervisione di un lord inglese, Howard Carter. Trasportando l’acqua per gli operai, il ragazzino urtò un gradino di pietra nascosto sotto alle macerie. Fu allora che riportarono alla luce il sarcofago contenente una collana d’oro di dodici chili che il lord regalò al bambino in segno di riconoscimento.

Egitto-Il Cairo-Museo Egizio-tesoro di Tutankhamon-sedia

Il bambino si fece fotografare fiero e con la collana al collo per anni, raccontando la sua storia a tutti i turisti in visita nella Valle dei Re. Il museo è una sequenza ininterrotta di geroglifici considerata “scrittura sacra” perché utilizzata per impreziosire luoghi sacri come le tombe, le piramidi, gli obelischi, i papiri ossia “la carta sacra“. Non c’è mai una riga che non abbia un uccello: il volatile è decisivo nella comprensione della scrittura degli antichi Egizi: in base alla direzione del suo sguardo si capisce se i segni si leggono da destra o da sinistra.

2. La cittadella

La fortezza costruita sull’unica “montagna” della città che domina il nucleo abitato fu costruita da Saladino alla fine del XII secolo. Intorno al 1100, il condottiero curdo che fu sultano d’Egitto la fece realizzare allo scopo di proteggere la città dai crociati e dagli egiziani stessi. In realtà è una città nella città, che fu sede dei governi che dopo Saladino si sono succeduti, dal 1171 fino al 1869, anno in cui il califfo spostò la sua sede in centro al Cairo e veniva inaugurato il canale di Suez, che collega il Mar Rosso al Mar Mediterraneo.

Il taglio del nastro di un collegamento così strategico per l’Egitto fu celebrato con una grande festa al Marriott Hotel con la colonna sonora di Giuseppe Verdi che per l’occasione compose L’Aida. Alla cittadella si va soprattutto per visitare la moschea di Muhammad Alì, dal nome del califfo albanese che, governò sotto l’impero ottomano dal 1805. La famiglia di Muhammad Alì governò fino al 1952, quando sulla scena politica si affacciò Nasser, il primo presidente egiziano dopo la trentunesima dinastia degli antichi Egizi.

La collina dei presidenti

Dal 333 dopo Cristo, infatti, l’Egitto ha subìto diverse dominazioni, governato dai Greci, dai Romani, dagli Arabi, dai Curdi, dai Marocchini, dai Mamalucchi, dagli Ottomani, dai Francesi, dagli Inglesi. Nasser ha guidato il paese dal 1954 al 1972, poi è arrivato Sadat che ha governato fino al 1981, assassinato dai Fratelli Musulmani durante una parata militare, sostituito da Mubarak fino al 2011, quando la primavera araba ha portato alle sue dimissioni e alle elezioni che hanno legittimato il governo dei Fratelli Musulmani durato dal 2012 al 2013. Un errore a cui gli egiziani hanno rimediato rovesciando l’esecutivo con l’aiuto dell’esercito e portando al potere l’ex ministro della difesa, Al Sisi, che governa tuttora dal 2014.

L’Egitto, poi, era sempre stato considerato la culla della cultura araba. Al Cairo c’era al-Azhar che era l’università di tutti i musulmani. E poi in Egitto c’era quel personaggio alto, grosso che assomigliava alla statua di un faraone, che aveva portato un nuovo modello nella vita politica araba. Era molto grande, era un gigante e lo chiamavano Abu l-Hul, la sfinge. Noi Ba’thisti appoggiavamo Nasser perché voleva realizzare il socialismo, l’unità economica e politica del mondo arabo, voleva rendere libero lo spirito arabo, risvegliare la popolazione e ci stava riuscendo. Nasser poi era il grande sostenitore della causa palestinese (Salwa Salem, Con il vento nei capelli)

La moschea di Muhammad Alì

Egitto-Il Cairo-moschea di Muhammad Alì-esterno

Nell’intento di far diventare l’Egitto un paese più europeo, il califfo si ispirò alla moschea blu di Istanbul per la moschea della Cittadella. Chiamò un architetto francese per realizzarla interamente in verde, il colore dell’Islam, con la grande cupola di alabastro e la fontana per le abluzioni, dove ci si lava quando si entra e quando si esce. Il rito della pulizia prevede di lavarsi le mani, il viso, il naso, i capelli, la nuca e la bocca per tre volte (per testimoniare la conferma della fede), un modo di prepararsi mentalmente all’incontro con Dio.

La moschea è sormontata da una cupola neo-ottomana ma cinque volte meno grande di quella di Istanbul. Si entra senza il velo, basta coprirsi i piedi con i calzari usa e getta che ti forniscono all’ingresso. Le guide hanno chiesto che venisse tolto il tappeto persiano, lasciando il pavimento nudo, più igienico, più facile da pulire. Il minareto non manca mai, sormontato dall’immancabile mezzaluna, anche se ha perso la sua funzione originaria con il muezzin che un tempo saliva sulla torre, sostituito oggi da una voce registrata e trasmessa con gli altoparlanti per chiamare i fedeli alla preghiera. Il numero dei minareti varia a seconda della grandezza della moschea.

Ogni moschea si compone di nicchia e pulpito: la prima in direzione della Mecca la città a sud est dell’Egitto dove nacque, visse, morì e fu sepolto il profeta Maometto. Accanto c’è il pulpito che il venerdì viene aperto per l’imam che dopo la predica, che dura circa venti minuti, scende e si dirige verso la nicchia seguito dai fedeli. La preghiera dura massimo cinque minuti. Il lampadario rappresenta Maometto sceso dal cielo per illuminare il mondo. Una volta le candele e il loro gioco di luci rendevano più suggestiva la moschea.

3. La Città dei Morti

Egitto-Il Cairo-La città dei morti-panorama


Arriviamo nella Città dei Morti verso le 13, forse per questo Wael non ci fa scendere dal van. Troppo afosa la temepratura e forse troppo poco rassicurante il quartiere. Il rione è popolato da case improvvisate in una necropoli di vivi: vi abitano gli sfollati dei villaggi scomparsi con la costruzione della diga di Assuan che qui si sono insediati negli anni Sessanta. Le case hanno tutte il tetto piatto non essendoci l’esigenza di un tetto spiovente per la pioggia. Questo tipo di costruzioni sono predominanti al Cairo, come in tutto l’Egitto.

Egitto-Il Cairo-la città dei morti-casa-tomba

La sepoltura nei paesi musulmani è diversa dalla nostra. I cimiteri non custodiscono bare o cappelle ma la bara è semplicemente un taxi che serve a trasportare il corpo del defunto, che viene messo sottoterra dopo essere stato lavato dall’imam e avvolto in un telo di lino bianco. Il corpo, quindi, viene adagiato in una fossa e rivolto a est, verso la Mecca secondo il detto “si nasce polvere e si torna polvere”.

Anche la celebrazione dei morti è diversa: anzichè i fiori i musulmani portano da mangiare sulle sepolture, cibo portato in dono alla famiglia del defunto. Ecco perchè i cimiteri prevedono una camera che funge da sala di accoglienza dove chi va in visita al defunto porta le pietanze e recita il Corano. Se la sepoltura avviene nel piano terra dell’abitazione, il primo piano è destinato al portiere della casa, a colui cioè a cui è affidato il compito di tenere a posto la casa.

La guerra-lampo e la diaspora nella Capitale

La Guerra dei Sei Giorni del 1967 segna uno spartiacque nella storia dell’Egitto. Il paese perse il Sinai, la Cisgiordania e parte del canale di Suez che venne bombardato. Tre città, tra cui proprio Suez, furono rase al suolo e gli abitanti costretti, su invito di Nasser, a spostarsi nelle città più grandi, Il Cairo e Alessandria. Nei sei anni di resistenza a Israele, sfociati nella Guerra dello Yom Kippur del 1973 in cui l’Egitto si prese una rivincita, si completò la diaspora degli egiziani dal canale di Suez.

Il Cairo conobbe per la prima volta l’abusivismo edilizio scaturito dall’esigenza di trovare una soluzione abitatativa agli sfollati. I senza tetto ebbero le camere al secondo piano destinate ad accogliere gli ospiti in visita al defunto fino al 1974, anno in cui Sadat chiese agli esuli di rientrare nelle loro città, sulle sponde del canale di Suez. Molti rifiutarono perché ormai si erano costruiti una vita in città.

4. Khan el-Khalili

Egitto-Il Cairo-Khan el Khalili-kefiah

Il suq, che in origine era un caravanserraglio, è un intricato groviglio di viuzze in cui è facile perdersi. Sciorina merce di ogni tipo, principalmente abbigliamento, ma oggi ha perso la sua autenticità. Vale comunque la pena attraversarlo per vivere in prima persona uno dei momenti di maggiore socialità dei cairoti come fi tutti gli abitanti dei paesi del nordafrica.

Egitto-Il Cairo-Khan al Khalili-donne velate

5. Cairo Tower

Egitto-Il Cairo-Cairo Tower-ingresso

Offre una vista a 360 gradi sulla città e sul Nilo che divide la sponda orientale da quella occidentale. Ci arriviamo con una passeggiata di circa un’ora a passo veloce dall’Hotel President percorrendo la corniche du Nilo ossia il lungofiume. Accanto agli edifici consumati dallo smog e dalla polvere sorgono moderne costruzioni che ospitano ambasciate, uffici e hotel.

Il Nilo, il padre dell’Egitto

Egitto-Assuan-Nilo-villaggio nubiano-barca a vela

Non c’è paese al mondo la cui storia millenaria non sia intrecciata in modo così indissolubile alla presenza del suo fiume. Per gli Egizi la vita era possibile soltanto al ritirarsi delle acque del Nilo. Navigando il Nilo, dove il silenzio si fa meditazione liquida, due templi (Walid la nostra guida li chiama “castelli”) sono stati salvati dalle acque. Il Nilo che aggrega e divide allo stesso tempo. Il secondo fiume più grande del mondo in realtà sono due: il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro, che a Khartoum, capitale del Sudan, s’incontrano per dar vita al grande corso d’acqua dove spuntano i villaggi nubiani, sommersi dalla diga di Assuan negli anni Sessanta e ricostruiti sulle sue sponde.

Egitto-Assuan-villaggio sul Nilo

Senza il Nilo, che qui chiamano “el-Bahr“, probabilmente la civiltà egiziana non sarebbe stata così fiorente, forse nemmeno sarebbe esistita. Nasce in Uganda dal Lago Vittoria e attraversa undici paesi prima di arrivare in Egitto, dodicesimo paese bagnato dalle sue acque. Si dice che l’Egitto sia un dono del Nilo, sarebbe più corretto dire che l’Egitto sia il dono della sua civiltà, degli antichi Egizi che gli hanno lasciato un’eredità d’inestimabile valore.

Egitto-Assuan-Nilo-barca a vela-tramonto

Assuan

Egitto-Assuan-ingresso villaggio nubiano

Incontriamo Walid all’aeroporto di Assuan per dirigerci subito alla diga di Assuan costruita nel 1960 sul lago di Nasser che ha cambiato la geografia e l’economia dell’Egitto.

Dopo la rivoluzione del 1952, in Egitto erano stati fatti grandi progetti come il sadd al-ali, la diga di Assuan, che dava la possibilità di irrigare migliaia e migliaia di ettari di deserto, ma aveva bisogno di finanziamenti esterni, che erano stati rifiutati dall’Occidente (Salwa Salem, Con il vento nei capelli)

La prima cosa che Walid mi dice è che gli egiziani mettono sempre la gamba sinistra avanti: un chiaro segnale per far capire che il cuore predomina sulla ragione. Salpiamo con una piccola imbarcazione per andare a visitare il tempio di Iside a File salvato dall’Unesco nel 1970 perché rischiava di essere sommerso dalle acque del lago Nasser in seguito alla costruzione della nuova diga.

Egitto-Assuan-Nilo-i cantanti del Nilo-ragazzini su tavola sa surf.
“i cantanti del Nilo”

Il tempio di File

Egitto-Assuan-tempio di Philae dalla barca

Il tempio è dedicato a Iside, la della della magia e della bellezza, della fertilità e dell’abbondanza, moglie di Osiride, dio della morte, e madre di Horus il piccolo, suocera di Hator, la dea raffigurata con la testa di mucca, la dea della maternità. La leggenda narra che Iside si fosse stabilita sull’isola di Agilkia per piangere Osiride, suo fratello e sposo, ucciso dal fratello di Iside, il dio Seth dalla testa di formichiere.

Egitto-Assuan-tempio di Philae-facciata esterna

Ma a cosa servivano tutti questi templi sorti sulle rive del Nilo? Quelli che Walid chiama “castelli” servivano a legittimare il trono.

Le scritte di questo tempio sono in demotico, la scrittura relativa alla penultima fase della lingua egizia, e in passato fu anche una chiesa, come si evince dalle croci incise sulle pareti all’epoca dei Greci e dei Romani. Il granito rosa e grigio impiegato nella costruzione dei templi proviene da una cava di Assuan che custodisce l’obelisco incompiuto che sarebbe stato il più alto del mondo se gli operai fossero riusciti ad estrarlo.

Il villaggio nubiano

Egitto-Assuan-villaggio nubiano-ingresso di una casa

A bordo di una piccola imbarcazione ci dirigiamo verso il villaggio nubiano con le case colorate dai murales adagiate sulla riva del Nilo. Bastano pochi secondi di navigazione per attirare i “cantanti del Nilo”, i bambini che con un piglio deciso si aggrappano alla barca intonando canzoni italiane che hanno imparato per racimolare qualche soldino.

Egitto-Assuan-villaggio nubiano dal Nilo

Quando hanno saputo che venivamo dall’Italia hanno sciorinato un nutrito repertorio, da Quel mazzolin di fiori a Bella ciao. La popolazione, che qui ha la pelle più scura, ci saluta dalla riva.

Egitto-Assuan-villaggio nubiano-navigazione in barca sul Nilo

Entriamo in una casa dove ci accolgono con il tè alla menta, la tahina e il pane caldo chiamato anche “il pane del sole”. Rimani estasiato dalle albe e dai tramonti, quando il sole tinge le acque del fiume di rosa, giallo e di arancione, o le trasforma in oro.

Ritorniamo sulla princess Sarah che poco dopo salpa dal porto di Assuan. Inizia la navigazione lenta sul Nilo, una delle esprienze più affascinanti del viaggio. A Esna la chiusa del fiume genera un inevitabile rallentamento della navigazione. In quel momento si compie il rito chiassoso del mercanteggiare. E oggi questa simbiosi e questo rapporto di scambio tra il fiume-dio e le sue civiltà, di ieri e di oggi, questo fluire continuo ci fa sentire piccoli e grati.

Egitto-Luxor-crociera-tramonto dalla nave

Abu Simbel

Egitto-Abu Simbel-tempio grande

Costruito in onore di Ramses II e della sua amata sposa Nefertari, vicino al confine col Sudan e sulle rive del lago Nasser. A ridosso della sponda occidentale del Nilo, il sito è stato spostato di duecento metri e alzato rispetto al livello del fiume. Abu Simbel ossia “il padre di Simbel”, si riferisce al ragazzino che aveva aiutano l’archeologo a riportare alla luce i reperti. Sulla facciata compaiono scimmie e babbuini, in onore del dio Thoth, inventore della scrittura e della scienza.

Kom Ombo

Egitto-Kom Ombo-tempio

Kom Ombo, d’età post-faraonica, è il tempio dedicato a due divinità, il dio-coccodrillo Sobek e il dio-falco Horus il vecchio. Il nome è formato da due parole: Kom che vuol dire collina e Ombo che significa oro: dalla riva orientale al Mar Rosso il territorio era ed è ricco di cave di oro. È bello arrivarci al tramonto quando la vista dal basso del tempio, più alto rispetto alla riva del fiume, crea un bellissimo effetto sorpresa. Qui più che in altri luoghi si notano i cartigli o shen dove venivano incisi i nomi delle tribù e dei paesi nemici, di forma ovale per rappresentare il ciclo della vita.

Egitto-Kom Ombo-tempio-dettaglio dei geroglifici

Edfu

Egitto-Edfu-tempio di Horus-cappella-alba

Walid ci dà appuntamento alle 5.30 del mattino per andare a visitare il tempio di Horus a Edfu, il più grande dopo Karnak e il meglio conservato dell’Egitto. La sua tecnica del saltafila funziona, arriviamo prima ai tornelli ed entriamo nel sito facendo una corsa quando è ancora notte per essere i primi e beneficiare del tempio in solitudine per le foto.

20250907-Egitto-Edfu-dettaglio colonne tempio di Horus

Nel cortile campeggia la superba statua in granito di Horus con le sembianze di un falco che porta sul capo la doppia corona bianca e rossa che unisce l’Alto e il Basso Egitto.

Egitto-Edfu-tempio di  Horus-esterno

Luxor

20250907-Egitto-Luxor-lungo Nilo-notturna dalla nave da crociera

Il restyling del lungofiume la fa assomigliare a una città europea, con le navi da crociera che si fermano davanti al sito illuminato che la sera regala un bellissimo skyline. Nel nuovo regno, nel 1500 avanti Cristo, Luxor, che in arabo la parola significa “palazzi”, fu la capitale dell’Egitto, “la città dello scettro” che poi i Romani chiamarono Tebe. Luxor è l’ultima tappa della crociera.

Il culto della morte

Egitto-Luxor-nave Sarah Cruise-piscina
la nave in sosta davanti al tempio di Luxor

Quanto doveva essere benestante il paese all’epoca per dedicarsi con così tanta attenzione al culto della morte? Ad un certo punto della loro storia gli Egizi sviluppano un culto più personale, si appellano direttamente agli déi invece che ai faraoni. L’eterno ciclo di morte e rinascita, la convinzione che l’aldilà sia la prosecuzione della loro vita terrena, hanno permesso alla civiltà di conservarsi per tutti questi anni.

Egitto-Valle dei Re
la Valle dei Re

L’indomani visiteremo la Valle dei Re, dove sorge la necropoli delle famiglie reali del nuovo regno, con numerose tombe saccheggiate, ancora oggi oggetto di studio degli archeologi. Poco resta del corredo funebre all’interno di una delle tombe che ha riportato alla luce la mummia di una principessa con una stele ben conservata. La costruzione della tomba è una priorità per i faraoni del nuovo regno: impiegano un’enorme quantità di lavoratori al punto da creare un intero villaggio. Addirittura per la costruzione delle piramidi gli operai impegnati nella realizzazione dell’opera erano esentati dalle tasse.

Cleopatra e le altre donne

Anche la donna ebbe un ruolo importante nella civiltà egizia. Mentre l’uomo era l’incarnazione di Osiride, la regina era l’incarnazione di Hator, la dea madre, “la dimora di Horus”. Una delle più influenti fu Hatshepsut ma come non citare Cleopatra? Cleopatra VII fu l’ultima a regnare, mentre Nefertiti regnò insieme al marito. Nella Valle dei Re visitiamo le tre tombe meglio conservate, incluse nel biglietto d’ingresso. La raffinata tomba di Ramses III con i colori che si sono perfettamente conservati è la più completa e bella da visitare.

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Trascorriamo la notte in un bellissimo boutique hotel a Luxor, Malkata House dallo stile architettonico islamico che ben si armonizza con il colore delle montagne che abbracciano la Valle dei Re.

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la sala ipostila del complesso di Karnak, il tempio più grande dell’Egitto

La visita inizia a Karnak, oltre centoventi ettari di sito dedicato al dio Amon, di cui colpisce la sala ipostila composta da centotrentaquattro colonne, come i figli di Ramses II, con i capitelli a forma di fiore di loto chiuso. Dal tempio di Luxor ammiriamo il viale delle sfingi che collega Karnak all’antica Tebe, non percorribile con le alte temperature. Visto dall’alto il sito ha la forma del corpo umano.

Dendera

Che bell’effetto fa entrare nel castello di Dendera e alzare il naso all’insù con la vista che si perde tra le colonne di pietra, decorate con intricati geroglifici e immagini di divinità. Ti avvolge un senso di mistero che non percepisci negli altri luoghi finora visitati. Entriamo in un passaggio buio dove venivano posizionate le statue della divinità salendo una ripida scalinata.

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Le pareti raccontano la nascita delle stelle e i movimenti degli astri con lo Zodiaco che danza sopra alla tua testa e ti regala un’idea ben precisa della vastità del cosmo.

Abido

Il nostro viaggio in Egitto dal Cairo a Marsa Alam sta per concludersi. L’ultima tappa, Abido, la città sacra di Osiride, ci riserva un simpatico incontro con i bambini locali, appena fuori dal cancello del castello. Ci seguono fino all’entrata della trattoria dove consumeremo il pranzo. Prima di mangiare racimolo qualche spicciolo e lo distribuisco ai più piccoli. Dopo pranzo, li ritrovo appollaiati sugli scalini della loro casa e appena varco l’uscio mi circondano.

Con il pretesto di scattarci una foto insieme, consegno loro qualche altra moneta. Il gesto suscita una piccola lite tra grandi e piccoli su chi deve impossessarsene. Riprendo in mano la banconota e la affido a chi non ha ricevuto nulla. Gli antichi Egizi credevano che ad Abydos dimorasse Osiride, il dio della rinascita. Per questo tutti volevano compiere, almeno una volta nella vita, un pellegrinaggio in questo luogo.

Perché andare fin lì da Luxor? Perché Abydos e Dendera hanno un’anima. In un solo giorno puoi vivere due facce diverse dell’antico Egitto. Ad Abydos cammini nel regno dell’ombra, dove Osiride custodisce i segreti della vita e della morte. A Dendera ti perdi tra colori e simboli celesti, quasi a sfiorare il cielo con un dito. Non tutti i tour classici includono queste due località. Le consiglio. Dendera è il sito che più mi ha colpito per i colori che conserva sul soffitto assomigliante alla volta celeste.

I mezè e la convivialità a tavola

Egitto-Assuan-villaggio nubiano-mezè-hummus-miele-pane del sole-piatti egiziani

La convivialità per gli egiziani è tutto e si esprime soprattutto a tavola davanti al kosharj. La zuppa con spaghetti spezzati fritti e brodo di cipolla e aglio è davvero squisita. Sulla tavola non manca mai la babaganoush, la tipica crema di melanzane. Andrai via con l’odore forte delle spezie che t’intrappola fino al gate. Con il vociare dei commercianti che vogliono mercanteggiare con te fino alla fine in un estenuante tira e molla. Con i sorrisi dei bambini che ti aspettano fuori da una trattoria. Andrai via contento. Per aver riempito gli occhi di meraviglia e per aver compreso il significato di “inshallah”.

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La scelta di Marsa Alam per concludere il viaggio si è rivelata alla fine giusta. Le sveglie all’alba e la disidratazione dovuta al caldo hanno inciso non poco sulla mia soglia dell’attenzione. Se non mi fossi rigenerata al Malikia Hotel, un resort frequentato soprattutto da famiglie che poco ha a che fare con la mia concezione di viaggio, sarei arrivata a Roma ancora più stanca di quanto non lo fossi il 17 agosto.

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Se tornassi indietro rinuncerei volentieri ai cinque giorni di relax sul Mar Rosso (ne bastano due). Perché intorno a Marsa Alam c’è il nulla più assoluto e aggiungerei due giorni in più per la visita del Cairo. La città, contrariamente a quanto si pensi, è interessante e merita di essere vissuta a piedi, senza fretta e soprattutto senza paura.

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Lasciamo a casa i pregiudizi. Quando si visita un paese come l’Egitto devi partire con la mentalità aperta. Con la consapevolezza che tutto quello che troverai arricchirà il tuo bagaglio di esperienze, nel bene o nel male. Ognuna delle persone incontrate in questo viaggio mi ha insegnato qualcosa.

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con Ahmed nel suo negozio di profumi a Marsa Alam

Grazie a Wael, a Walid e ad Ahmed (che si fa chiamare Alex per sembrare più occidentale ispirandosi alla sua città Alessandria d’Egitto). Hanno condiviso con me un’interpretazione personale del “modello Egitto”. Dalle diverse sfaccettature della religione islamica a usi e costumi, credenze e previsioni per il futuro. Senza di loro non avrei compreso che le civiltà nascono sulle ceneri delle precedenti e che siamo un po’ tutti figli dell’Egitto. Quindi fratelli con un unico mare, il Mediterraneo, che non dovrebbe restituire solo morte e disperazione ma bellezza e speranza. Come ha fatto il Nilo milioni di anni fa.

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un bazar sulla spiaggia di Abu Dabbad a Marsa Alam, sul Mar Rosso

Per costruire il mio itinerario in Egitto tra il Cairo e Marsa Alam mi sono avvalsa della collaborazione di Rita dell’agenzia Travel Desigener Creations Egitto. L’agenzia si appoggia a Chery Viaggi per supportare i suoi clienti in giro per il paese.

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