Malaga, da Picasso alla street art

È difficile credere che fino a qualche anno fa Malaga era per lo più un luogo di passaggio per i turisti diretti nella modaiola Marbella o nelle località più blasonate della Costa del Sol. Pare sia stata l’apertura del Museo Picasso nel 2003 ad aver attirato l’attenzione su una anonima città di provincia in una vivace città d’arte. Basta passeggiare sotto la sinuosa pergola del Palmeral de las
Sorpresas
al Muelle Uno per accorgersi che la città esprime arte in ogni angolo.  Percorrendo la lunga passerella che costeggia il porticciolo si raggiunge il cubo colorato del Centre Pompidou Málaga.

Soho tra bar e graffiti

Ci sono ritornata, a distanza di sei anni e, sarà pure per la stagione, l’ho trovata
più viva e movimentata che mai. Con piacere scopro di aver prenotato inconsapevolmente nell’effervescente rione Soho, a ridosso del porto e a due passi dall’isola pedonale calle Marqués de Larios, perennemente coperta. La strada, dalla lucida pavimentazione, è agghindata per la feria in programma dal 13 agosto. Soho è chiamato anche Barrio de Las Artes e ti ci imbatti solo se hai almeno quattro giorni, non togliendo spazio ai luoghi imprescindibili (Alcazaba, anfiteatro romano, castillo de Gibralfaro, cattedrale e Museo Picasso Málaga). Ti ci imbatti perché ti ci vuoi imbattere
così com’è, nascosto dietro all’Avenida Principal, un viale largo alberato che introduce al centro storico. 

La mia camera si affaccia sulla parete laterale del nuovo Teatro del Soho, uno spazio-laboratorio acquistato da Antonio Banderas, che qui è nato e vive. Prendendo calle Navalón si nota il murales Paz Y Libertad, sul fianco del palazzo al 14 di Avenida del Comandante Benítez, alle spalle del Centro de Arte Contemporaneo, un ex mercato all’ingrosso che è diventato un polo culturale e sede di mostre. Ma se si osserva bene sulle facciate di tanti altri edifici campeggiano volti.Come quello di una combattente russa che inneggia la pace. I graffiti decorano gli argini del fiume in secca e il ponte pedonale del Perchel, dipinto a tinte vivaci. Un museo a cielo aperto voluto dagli abitanti del quartiere che hanno chiamato street artist di fama interazionale per rivitalizzarlo.

Mi piace pensare che mi mi trovo nella parte della città che vive un nuovo
fermento
. Sei anni fa alloggiavo in un hotel a pochi passi da qui, sulla Avenida Principal, che ho trovato smantellato e in ristrutturazione.

Sapete perché resta una delle città per me più vivibili d’Europa? Non solo per la
pulizia (maniacale e insolita) delle strade
e per la cura del verde (sulla Avenida compaiono aiuole a livello pavimento che disegnano un ordinato mosaico) ma soprattutto perché possiede una delle più grandi aree pedonali in Europa. La maggior parte dei suoi abitanti si muove a piedi, in monopattino o con i mezzi pubblici che funzionano benissimo per muoversi da una parte all’altra della città e per raggiungere il centro dall’aeroporto. 

La Malagueta

I più allenati percorrono in bici o di corsa il lungomare della Malagueta dopo l’ora del tramonto, quando il sole allenta la sua morsa e rende l’aria più respirabile. Ci vuole un pizzico di coraggio e una manciata di buoni propositi per programmare un tour dell’Andalusia in agosto ma l’amore smisurato che ho per questa regione della Spagna ha stimolato un ritorno che attendevo dal 2020, anno in cui avrei voluto visitare la costa atlantica per completare la mia conoscenza della parte più araba del paese dove trionfa lo stile mudéjar e le città sprizzano suggestioni mediorientali. Avrei in qualche modo assaporato le architetture islamiche a me tanto care e non rimpianto il caldo secco dell’Oman, scartato e rinviato per una serie di motivi.

Anche il ristorante di Antonio Martin, uno dei più rinomati della città, è sull’orlo della decadenza. Riaperto dopo il covid, è oggi un trasandato bistrot sulla piazza della Malagueta con le pareti corrose dalla salsedine. Segno del cambiamento in atto. Molte cose sono cambiate da allora. A parte Soho, il Muelle Uno, che
in quel dicembre 2016 era una desolata passerella, oggi è un’effervescente area commerciale approdo dei vacanzieri delle navi da crociera che pullula di ristoranti e locali. 

I chiringuitos

Scelgo i chiringuitosvsulla spiaggia che sciorinano gli espetos, gustosi spiedini di
sardine e fritura mixta malagueña. E scopro che qui si pasteggia con il tinto de verano, una dissetante bevanda a base di vino rosso e gassosa. Ci vanno tutti pazzi e fatico a capirne il motivo.

Tre giorni. Giusto il tempo per gustare un churros con chocolate da Casa Aranda (il più buono della città), per scoprire lo street food del mercato centrale, per fare due chiacchiere con Picasso sulla panchina antistante la sua casa museo (chiusa per restauro) e godermi il tramonto con lo skyline dei palazzi in stile Almodovar sulla spiaggia della Malagueta. Poi via. Con auto a noleggio per scoprire l’altra faccia della costa. Lontano dalla feria e dal caos che sta per arrivare. Perché ad
agosto, in Andalusia, se vuoi puoi fare un viaggio lontano dalla folla. Basta allontanarsi dal mare. Scopri di più su Malaga.

 

 

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